2003

17/10 - 24/10

La VI edizione di CinemAmbiente – Environmental Film Festival
si è svolta a Torino dal 17 al 24 ottobre 2003

Per iniziare diamo i numeri. Servono sempre, possono dare un’idea della situazione o alla peggio li possiamo giocare al lotto. Sei anni di vita, centosessanta film, quattro sezioni competitive, un centinaio di ospiti, due retrospettive, un cinema con due sale, un locale per il dopo festival. Così potrebbe essere descritta questa edizione di Cinemambiente. Forse per chi le legge, queste cifre hanno poco senso, ma per noi che le abbiamo formate sommando unità ad unità, significano molto: sono il risultato di un anno di lavoro e un pochino ci rendono orgogliosi, perché descrivono una manifestazione che cresce, si radica nel territorio e nel panorama internazionale dei festival. La prova che l’intuizione iniziale di una rilettura della storia del cinema in chiave ambientale, di una promozione di film nuovi che riflettano su questo tema, ha un fondamento, è data dal proliferare di rassegne e festival che percorrono la nostra stessa ricerca e dal crescente numero di film che ci arrivano. Tant’è che quest’anno Cinemambiente è stato tra i promotori dell’EFFN, l’Environmental Film Festival Network, una rete che ci unisce ad altri festival dell’area mediterranea.
L’alto numero di film che ci sono stati spediti e la loro qualità, ci ha spinti a raddoppiare le sezioni competitive. Il genere documentario è assolutamente preminente e si espande in due sezioni: il concorso lungometraggi e quello dei mediometraggi. Nel primo troviamo sette film di grande respiro artistico e produttivo. Trattano della Romania a dieci anni dalla caduta del comunismo, dei “balseros”, i cubani che fuggono dall’isola con mezzi di fortuna, della situazione in Cecenia vista dagli occhi di un gruppo di ragazzini di una compagnia di danza, delle ferite profonde inferte all’Algeria dal terrorismo islamico, di quei ghetti urbani che sono le periferie delle grandi città, di genetica, multinazionali e OGM, infine del significato della visione e della vista, quello tra i cinque sensi che durante il festival verrà più stimolato. Non meno intriganti i temi affrontati dagli otto mediometraggi del secondo concorso, in cui ritroviamo riflessioni sulla situazione cubana, sul conflitto arabo-israeliano in un road movie attraverso le frontiere di Israele, sulla condizione dei musulmani negli USA dopo l’11 settembre, sulla vicenda di Elian, il bambino cubano conteso tra i parenti scappati a Miami e il padre rimasto a Cuba; infine potremo assistere alla continuazione dello straordinario Le glaneur et la glaneuse di Agnés Varda.
Gli altri due concorsi sono dedicati ai cortometraggi di fiction con la storia di un pollo che si morde la coda, una strana raccolta di fondi per i bambini del terzo mondo, una accesa discussione tra persone contrarie al fumo e fumatori incalliti e poi storie di emigrazione, di multinazionali, di guerre, tutto sempre affrontato con leggerezza, eleganza e spesso ironia. Anche quest’anno molti film italiani, un numero sempre in crescita, fenomeno dal quale ci piace pensare di essere in qualche modo coinvolti come catalizzatori. Il crescente numero di film ci ha spinti a dedicare agli italiani un apposito concorso. Rimane, a furor di insegnanti e studenti, Eco Kids, la sezione per i ragazzi che comprende nove lungometraggi, un convegno con proiezioni sul tema dell’acqua e una sottosezione dedicata al disagio giovanile. L’annuale ricognizione sui fenomeni della globalizzazione e delle culture per noi lontane, questa volta ha fermato i suoi obiettivi sull’Amazzonia e sulla situazione delle tribù indigene che stanno sperimentando il progetto “Il video nei villaggi” coordinato dal regista Vincent Carelli. I film che presentiamo sono realizzati dagli stessi indios, questa volta non solo davanti alla telecamera, ma anche dietro, non più soggetti passivi, ma autori che usano gli strumenti del cinema sia per comunicare i loro punti di vista, che come strumento di difesa dalle multinazionali, dai cercatori d ’oro e a volte dall’esercito che li spalleggia. Particolarmente ricca è la riflessione sul cinema del passato con due retrospettive molto particolari, una sul documentario italiano degli anni ’30, curata da Orio Caldiron, sulle ambiguità della “modernizzazione”, con una serie di cinegiornali della Cines e documentari da decenni sepolti negli scaffali della Cineteca nazionale, alcuni ristampati per l’occasione; la seconda realizzata da Sergio Toffetti e Maurizio Torchio “scavando” negli archivi del reparto cinema della più grande azienda italiana: la FIAT. Il tentativo è quello di capire attraverso il cinema il tipo di immaginario e di sviluppo sociale proposto dall’azienda che ha influenzato un secolo della nostra storia. Due retrospettive che riveleranno molte sorprese, che si incrociano e completano, che tracciano un percorso di ricerca sul nostro paese e sul suo “sviluppo senza progresso” come lo definì Pasolini
Il festival è fatto anche di personaggi e ospiti anche quest’anno illustri. Oltre agli autori dei film in concorso vorrei sottolineare la presenza di NIKITA MIKHALKOV, premio Oscar nel 1994 con Il sole ingannatore, del Festival di Venezia nel 1991 con Urga, autore di Oci Ciornie, che verrà a presentare L'autostop-Elegia russa film del 1990 commissionato dalla FIAT. Il finlandese Mika Kaurismaki presenterà in anteprima per l’Italia Moro No Brasil, un’approdondita e godibile ricerca sulle origini della musica brasiliana. A Vittorio De Seta, il decano dei documentaristi italiani, defilato, colto, sensibile verr à consegnato il Premio alla Carriera. Infine da segnalare il dopo festival in un nuovo spazio, The Beach, un locale in riva al Po, in uno dei luoghi più suggestivi di Torino, i Murazzi, punto di incontro dei più giovani, ma anche di proposte culturali innovative. Il locale ospiterà la sezione Panorama del Festival, ma sarà soprattutto uno spazio di incontro, discussione e divertimento di Cinemambiente.

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