La Terra degli uomini rossi

di Marco Bechis Fiction ITALIA/ITALY 2008 108'

Mato Grosso do Sul (Brasile). 2008. I fazendeiro conducono la loro esistenza ricca e annoiata. Possiedono campi di coltivazioni transgeniche che si perdono a vista d'occhio e trascorrono le serate in compagnia dei turisti venuti a guardare gli uccelli (birdwatchers). Ai limiti delle loro proprietà, cresce il disagio degli indio che di quelle terre erano i legittimi abitanti. Costretti in riserve, senza altra prospettiva se non quella di andare a lavorare in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero, moltissimi giovani si suicidano. A scatenare la ribellione è proprio un suicidio. Guidati da un leader, Nadio, e da uno sciamano, un gruppo di Guarani-Kaiowà si accampa ai confini di una proprietà per reclamare la restituzione delle terre. Due mondi contrapposti si fronteggiano. Si fanno una guerra prima metaforica e poi reale. Ma non cessano mai di studiarsi. A provare la "curiosità dell'altro" sono soprattutto i giovani. Una curiosità che avvicinerà il giovane apprendista sciamano Osvaldo alla figlia di un fazendeiro... SPUNTI DI RIFLESSIONE DIDATTICA - PER LE SCUOLEL' (in)sindacabile diritto alla vita "Un piccolo popolo in una foresta immensa, fuori dal vorticoso ritmo della vita della nostra umanità deve morire. Deve sparire perché io viva sprecando di più, perché io possa continuare ad avere cibo, energia e materie prime a buon mercato" Padre Gigi Anatoloni Erano circa 5 milioni gli Indios dell'Amazzonia all'epoca della conquista dell'America nel XVI secolo: attualmente sono ridotti a 150.000. Questo significa che sono stati sterminati ad una media di un milione al secolo, diecimila all'anno. Il genocidio di queste popolazioni è stato attuato con metodi brutali e feroci, a volte anche subdolamente legalizzati. Gli Indios sono stati prima massacrati con le armi da taglio e con le spingarde dei conquistatori spagnoli e portoghesi, poi dalle nuove malattie sbarcate con i bianchi, come il morbillo o il raffreddore, contro le quali non possedevano anticorpi. Fino al 1537 gli Indios non erano nemmeno considerati "esseri umani" e anche dopo la bolla papale emessa in quell'anno da Papa Paolo III, in cui venivano dichiarati "veri uomini", il genocidio non si è arrestato anzi, se possibile, è diventato ancora più feroce. Sono stati avvelenati con sacchi di riso o zucchero contaminati con arsenico e cianuro, oppure tramite la distribuzione di abiti infetti, sono stati usati come tiri al bersaglio mobili o come prede nei safari, organizzati illegalmente (anche in Italia) ancora negli anni '80, per quei cacciatori "annoiati" che avevano già cacciato ogni sorta di animale. Nell'Ottocento, con la scoperta del caucciù, i seringueros, che distillavano la gomma dall'Hevea brasiliensis, arrivarono in gran numero nella foresta e gli Indios furono schiavizzati e costretti a lavorare in maniera disumana, sottoposti a torture e maltrattamenti. Finita l'epoca del caucciù, giacché lord De Wickam era riuscito, dopo aver rubato i semi dell'albero della gomma, ad ottenere intere piantagioni in Malesia, iniziò quella dei garimpeiros, i cercatori d'oro, poi fu la volta dei grileiros, i trafficanti di terreni, poi dei castanheiros, raccoglitori di noci, dei madheiros, cercatori di legni pregiati e così via...e di sterminio in sterminio si è arrivati vergognosamente ai giorni nostri. Oggi la maggior parte dei gruppi di Indios, depredati dei loro territori e della loro identità, vive in condizione di estrema povertà nelle riserve o ai margini delle strade e delle fazendas che occupano le loro terre ancestrali. Il sovraffollamento in minuscoli fazzoletti di terra, le aggressioni delle guardie private delle fazendas, la miseria infinita causata dalla mancanza di foresta, il degrado umano e sociale che ha destrutturato la società indigena, sono la causa di una elevatissima mortalità. La vita media è di 33 anni, la mortalità infantile è altissima e i suicidi tra i giovani sono all'ordine del giorno:  349 Guaranà­-Kaiowà si sono suicidati in 15 anni. I capi indigeni delle riserve, insieme ad associazioni e organismi non governativi, si stanno riunendo per far sentire la loro voce e denunciare i soprusi che quotidianamente sono costretti a subire. Nonostante la maggior parte della società civile brasiliana sia sorda a questo grido di aiuto c'è una sola soluzione possibile perché queste popolazioni tornino a vivere dignitosamente come hanno fatto per millenni: restituire loro la terra che gli appartiene.(a cura di Elena Costanzi)

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