Une histoire de vent

Io e il vento

Un vecchio regista, il novantenne Ivens, raggiunge la Cina per coronare un sogno: filmare il vento. L'attesa tra le montagne lascia libere suggestioni, immagini e sogni, fino a quando la magia scatenerà il vento, concretizzando pensieri e utopie di un'intera vita in un vero e proprio film-testamento, capolavoro dell'autobiografismo cinematografico. Il volto dell'anziano regista riappare con la stessa intensità e innocenza con cui aveva esordito tredicenne. E' tutta la sua storia a tornare, il vento è allegoria di una poetica rigorosa, di una decisa prospettiva politica, della manifestazione continua della natura, di molteplici ideali che, inseguendo un'utopia, lo portano una seconda volta dopo Pour le Mistral, a filmare l'invisibile, a mutare la cultura e la società. Il paradosso è che Ivens è riuscito con questo film a trasmetterci tutto questo, e se non riusciamo ancora a vedere l'invisibile, cioè ad agire consapevolmente all'interno della società, sappiamo che il cinema di questo autore straordinario è ancora lì a dirci e a testimoniarci che tutto si può vedere e che le idee mantengono un'eterna infanzia, un'eterna possibilità di realizzazione. Io e il vento venne presentato al Festival di Venezia nel 1988 in occasione della consegna del Leone d'oro alla carriera e all'opera di Ivens.

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