Nikita Mikhalkov


Figlio del poeta Sergei Mikhalkov e della scrittrice Natalya Konchalovskaya, Nikita Mikhalkov nasce a Mosca nel 1945. Esordisce giovanissimo come attore, e ottiene il suo primo grande successo interpretando la parte del protagonista in una commedia brillante del georgiano Georgi Danelija, Ia sagaju pa Moski (Io passeggio per Mosca) nel 1963. Prima di passare alla regia, lo troviamo ancora, tra l'altro, in film come L'armata a cavallo di Miklos Jancso (1967), Dvorijanskoije gniezdo del fratello Andreij Konchalovsky (1969), La tenda rossa di Michail Kalatozov (1971). Nel 1973 gira il primo lungometraggio Svoj sredi chuzhikh, chuzhoj sredi svoikh (Amico tra i nemici, nemico tra gli amici), un'originale rilettura della guerra civile tra i "rossi" e i "bianchi" in chiave western. I due film successivi gli garantiscono un'immediata notorietaÌ€ internazionale: Raba liubvj (Schiava d'amore, 1976), magistralmente interpretato da Yelena Soloveij nel panni di un'attrice del cinema muto innamorata di un regista che clandestinamente aiuta la rivoluzione bolscevica; e il cechoviano ritratto della borghesia russa al crepuscolo dell'Ot- tocento di Neokonchennaya pyesa dlya mekhanichesgoko (Partitura incompiuta per pianola meccanica, 1977). Un certo crepuscolarismo cechoviano contraddistingue anche Pyat vecherov (Cinque serate, 1979), dove Mikhalkov mette a punto una struttura che ritroveremo nelle opere successive, la capacitaÌ€ cioeÌ€ di intrecciare le vite quotidiane sullo sfondo di grandi eventi storici. Nello stesso anno dirige una magistrale trasposizione di uno dei grandi classici della letteratura russa: Oblomov di Ivan Goncarov, cui seguono: Rodnja (1981), Bez svideteleij (Senza testimoni, 1983) e soprattutto Oci Ciornie (1987) girato in Italia e interpretato da Silvana Mangano e Marcello Mastroianni. Nel 1991 vince il Leone d'Oro a Venezia con Urga, dove costruisce una vera e propria drammaturgia del paesaggio per ambientare l'incontro tra un camionista russo, arenatosi per caso in mezzo alle steppe siberiane e un pastore mongolo che non ha mai conosciuto altre culture. Nel 1994, l'Oscar premia Utomlyonne solntsem (Il sole ingannatore), ambientato ai tempi delle "purghe staliniane" del 1936, dove Mikhalkov, che tiene per sé la parte del protagonista, alterna sapientemente l'idillio alla tragedia. L'ultima sua opera eÌ€ Sibirskij tsiryulnik (Il barbiere di Siberia, 1999), ambientato durante il regno dello zar Alessandro III, con Richard Harris nei panni di un imprenditore americano che tenta di vendere una macchina a vapore in grado di tagliare gli alberi nella selvaggia Siberia, mentre la sua assistente, Julia Ormond si innamora di un cadetto russo, deportato in Siberia per le sue idee politiche.

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