Folco Quilici


Folco Quilici appartiene alla categoria dei grandi viaggiatori. "Ho
iniziato a viaggiare fin da bambino seguendo i miei genitori nel loro
lavoro, mio padre che scriveva e mia madre che dipingeva; nei primi anni
Cinquanta ho poi continuato da solo facendo un po' una sintesi tra
l'abitudine alla parola  e il gusto per l'immagine ereditati dai miei
genitori" .Il gusto del viaggio, dell'immagine e della parola, 
assieme all'interesse per la storia e l'arte, sono i tratti
caratterizzanti dell'opera di Quilici. Regista, scrittore, fotografo
e studioso, ha realizzato in oltre quarant'anni di attività
professionale ed artistica un corpus imponente di opere: otto
lungometraggi, oltre 200 tra medio e cortometraggi, decine di serie
televisive, diari di viaggio, racconti, romanzi, saggi,  reportages,
libri fotografici,  ne fanno un punto di riferimento nel campo del
documentario e della narrativa scientifica e della riflessione sul
rapporto tra realtà e sua rappresentazione. La sua opera muove
dall'osservazione della vita, della natura e della storia sia in senso
sincronico che diacronico con la coscienza che ogni racconto,  e il
cinema in particolare, "è trasformazione perché nel momento stesso in
cui scegli un obiettivo fai verità o menzogna e fare verità vuol dire
capire storicamente quello che racconti".Da questa dichiarazione di
poetica nascono i grandi documentari e i "docu-drammi" che lo fanno
conoscere in tutto il mondo e che lo rendono "moderno" se questa parola
ha un senso, già negli anni Cinquanta. Pioniere anche nella
sperimentazione tecnica,  esordisce nel 1954 con un documentario
destinato a fare il giro del mondo assieme al libro che ne segue: Sesto
continente,  forse il primo lungometraggio a colori sul mondo
sottomarino, opere  che rivelano Quilici come grande narratore e
divulgatore scientifico. Le eccezionali riprese tracciano i confini di
un nuovo continente a disposizione dell'uomo: il mare come nuova
frontiera. E' passato quasi mezzo secolo e questa frontiera è stata
ampiamente varcata,  e la coscienza ambientalista di oggi ci costringe
ad aggiungere l'avverbio "purtroppo".Il successivo film Ultimo
Paradiso (1955) apre la cosiddetta "Quadrilogia dei Mari del Sud" a cui è
dedicato questo omaggio nella quale  l'aspetto divulgativo e
l'osservazione della natura verranno inseriti (e mediati) in una
struttura più strettamente narrativa. Quilici si avvarrà dell'aiuto di
grandi uomini di lettere, Ennio Flaiano, Italo Calvino, Augusto
Frassinetti nella ricerca di un "modello di vita ideale, di un ideale
rapporto tra le cose e l'uomo"  e di un equilibrio tra grande
documentazione e grande racconto. Ultimo Paradiso tratta della vita
dell'uomo della Polinesia, luogo reale e fantastico contemporaneamente,
delinea dei personaggi  la cui realtà sta però essere travolta da
trasformazioni inarrestabili: bellezza e armonia condannate alla
distruzione. E' un tema questo che sarà costante nei film successivi da
Tikoyo e il suo pescecane (1960)  favola ecologica tratta dall'omonimo
romanzo di Clement Richter, adattato da Calvino, in cui ambiente e
sentimenti puri sono travolti dalla cupidigia del "progresso" da cui non
resta che fuggire, ad Oceano del 1970 in cui appare nel finale l'orrore
degli esperimenti atomici, fino a Fratello mare in cui la bellezza
potrà più  mostrata solo attraverso il ricordo dell'anziano narratore.Riteniamo
che i quattro film presenti nella rassegna hanno contribuito in modo
significativo a permettere a Quilici di raggiungere l'obiettivo che si
era posto agli inizi della sua carriera: "far guadagnare al documentario
spettacolare realizzato con un linguaggio narrativo un posto di diritto
nella cinematografia scientifica e la considerazione e la stima di
coloro che amano e studiano il cinema".

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